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Pensiero d'amoreLa canaglia

Sesso, Scarpe e Pesciolini
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Sesso, Scarpe e Pesciolini

Prezzo per Unità (pezzi): €15,00

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Autore: Fabio Brigazzi

Collana: Narrativa

Codice ISBN: 978-88-904204-3-6

Dimensioni: 15 x 21 cm

Pagine: 240

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Prefazione di Tinto Brass a “SESSO, SCARPE E PESCIOLINI” di Fabio Brigazzi

Ciò che mi ha maggiormente -e positivamente- incuriosito in “Sesso, scarpe e pesciolini”, è l’età della protagonista: cinquant’anni.Un’età che, salvo il caso dei diari autobiografici, è più che canonica per l’eroina di un romanzo erotico, con il rischio di relegarla automaticamente se non fuori tempo massimo, almeno borderline, ai confini della menopausa, fra le donne che, anche se ancora belle e desiderabili, l’industria culturale impietosamente bolla, per dirla con il brutale pragmatismo dei tycoon americani, come “no more fuckable!”.

  • E invece Marina è “still very fuckable!”.
  • E il romanzo non è affatto un diario autobiografico!
Ancorché la protagonista si racconti in prima persona, è in realtà la penna di Fabio Brigazzi, il grimaldello espressivo con cui scassinare lo scrigno della libido più intima, il passepartout psicologico per penetrare nel caveau dei desideri più segreti e vergognosi, il deragliatore ideologico grazie al quale smascherare gli eterni inganni che i corifei della Dignità e del Sentimento, ci hanno per troppo tempo e con troppe bugie propinato. La penna di un autore schierato decisamente con la cultura più avvertita e moderna, quella per intenderci che riconosce valenze estetiche non solo all’erotismo ma anche alla pornografia e definisce le donne come Marina, in preda a”le demon du midi”. Cioè a quel diavoletto sulfureo, satiresco e petulco che lungi dal metterle fuori gioco, semmai le stimola, le provoca, le incita, le induce e legittima a cercare, sperimentare, trovare e conquistare -prima che sia troppo tardi- la più piena e soddisfatta consapevolezza di se stesse.

Come?

Provando, praticando e cimentandosi con le infinite possibilità e potenzialità di conoscenza che l’eros racchiude in sé. Affrontandolo a viso aperto senza vergogna né tabù, senza pudori né pentimenti, senza belletti allusivi e titillamenti evasivi, senza rispetto delle forme, delle norme, dei divieti, dei precetti, dei comandamenti agitati come spauracchi da una Cultura colpevolizzante, frustrante e lassativa, che vorrebbe represso l’impulso sessuale e condannate alla clandestinità le manifestazioni dell’amore fisico.
Mentore di Marina nella sua discesa-ascesa dagli inferi del libertinaggio ai cieli della libertà, suo Virgilio accompagnatore nei gironi diabolici del desiderio e della lussuria, è Max. Un Pigmalione - Pigmalenone che mi ricorda per certi versi i “cicisbei” che andavano di moda nella Serenissima Repubblica Veneta. Quegli individui cioè colti, illuminati, disinibiti e disincantati che si prendevano cura -con l’accordo tacito ma spesso anche esplicito dei mariti- delle nobildonne veneziane mortificate e depresse dai “dignitosi” formalismi, dalle “decorose” convenzioni, dalle “rispettabili” ipocrisie dei rapporti coniugali.
Max è il detonatore sessuale che permette a Marina di rompere gli indugi, fare piazza pulita e tabula rasa delle remore etiche, estetiche e culturali che ancora la condizionano. Di affrontare con sfrontata spudoratezza quelle verità della sua sensualità che per 50 anni aveva nascosto, negato e rinnegato perfino a se stessa. Censurate, rimosse e represse, ma che ora, grazie a lui, vengono finalmente espresse in gioiosa e giocosa libertà, con parole e azioni luride e lucenti, ma nuove e illuminanti rispetto a quelle vecchie, stantie e menzognere delle “sublimazioni culturali”.
Senza pregiudizi né preconcetti nei confronti della sessualità più totale e trasgressiva, senza rispetto reverenziale per le inamovibili gerarchie di valori fasulli quali il pudore, la castità, la verginità, la fedeltà, la dignità. Stupide virtù inventate da chi ci comanda per farci vergognare dei nostri istinti naturali, renderci docili e sottomessi come pavidi pecoroni, umiliare, colpevolizzare, demonizzare e a volte perfino criminalizzare le donne che osano rinnegarli e ribellarsi ad essi.
A leggere le infinite scorribande erotiche, soft e hard, in cui Max trascina e coinvolge Marina, ho la sensazione di assistere all’eruzione vitale e tumultuosa di un vulcano che erutta con lava e lapilli, il magma incandescente e indecente dell’eros troppo a lungo compresso e represso dalla protagonista del romanzo. Permettendole così di conquistare, come conclude Brigazzi, quella consapevolezza di sé di cui parlavo prima, cioè quella serenità e autonomia che la liberano da ogni dipendenza, sia dal marito che dal Pigmalione - Cicisbeo.

Paradossalmente -aggiungo io- perfino dal sesso, inteso come imperativo categorico, ossessione e condanna, riducendolo essenzialmente a linguaggio espressivo sincero ed onesto, per dare voce senza falsi perbenismi e banalità da fascia televisiva protetta, a quel conturbante e sconvolgente sentimento che è l’Amore, a cartina di tornasole per rivelarne l’autenticità, a prova del nove per certificarne la gratificante esistenza.

Tinto Brass

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